Vuoto
- 11 Giugno 2026
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Il mondo del lavoro dice…
I vuoti nel curriculum vanno spiegati.
Voce alla Gen Z
Vuoto
quell’immensa voragine
che si crea tra una fine ed un nuovo inizio
quella in cui magari ti sei tolto qualche sfizio;
quella in cui ti sei preso cura di qualcuno
per non lasciare indietro nessuno;
quel momento in cui la vita è stata pesante,
ma ne sei uscito da vincente.
Hai quel timore di esserti perso qualcosa
e invece hai guadagnato ogni cosa:
esperienze, capacità, una nuova visione,
che ti sarà utile in ogni occasione.
[Francesco – Junior Accountant]
Dietro le quinte del mercato del lavoro
Quel vuoto che descrive Francesco è un peso che molti giovani portano in silenzio quando rientrano nel mercato del lavoro: la sensazione che ci sia qualcosa da giustificare, un periodo fuori dai radar da spiegare prima ancora di poter parlare di sé.
Il mercato del lavoro è molto bravo a misurare il tempo – date di inizio, date di fine, ruoli ricoperti – ma molto meno bravo a leggere ciò che sta in mezzo. I processi di selezione tendono a premiare le traiettorie lineari e continue; chi ha un gap nel curriculum deve quasi sempre “giustificarsi”, come se, per esempio, prendersi cura di qualcuno, fermarsi a riorganizzarsi o attraversare un momento difficile fossero deviazioni da correggere.
Eppure le competenze che si sviluppano in questi periodi di “buco” – la capacità di gestire l’incertezza, di stare con le persone, di uscire da situazioni complesse (solo per citarne alcune) – sono esattamente quelle che molte aziende dichiarano di cercare, ma che faticano a riconoscere quando non hanno un titolo su un cv.
Prova a farti una domanda concreta: se hai attraversato uno di questi periodi, cosa hai imparato a che prima non sapevi? Non serve una risposta elaborata, basta anche una sola cosa, precisa, reale. La prossima volta portala a colloquio come una risorsa, non come qualcosa di cui devi rendere conto o, peggio, scusarti. Cambia la prospettiva e così facendo vedrai che cambierà anche la direzione del colloquio.
E tu?
C’è un periodo della tua vita che nel curriculum appare come un vuoto, ma che dentro di te sai che rappresenta qualcos’altro?
Se dovessi raccontare a qualcuno — non a un recruiter, ma a una persona di fiducia — cosa ti ha davvero insegnato quel periodo, cosa diresti?
Da questo periodo hai guadagnato (evidentemente non a livello economico) qualcosa a cui ancora non sei riuscita/a a nominare?
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