Reverse Mentoring: un ponte tra generazioni in azienda
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Anna Turtora
- 27 Febbraio 2024
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4 generazioni in ufficio
In un’impresa italiana possono convivere fino a 4 generazioni diverse, con mentalità e approccio professionale molto distanti perché figlie di epoche e società altrettanto distanti. Non si tratta solo di età, quanto di personalità generazionali con diversi stili di vita, competenze e concezione del lavoro che possono provocare frizioni e incomprensioni in azienda.
Come valorizzare al meglio tale diversità?
La soluzione è trasformare una criticità in un’opportunità, e il Reverse Mentoring può essere un approccio utile perché è strumento di inclusività, responsabilità sociale ed employer branding.
Cos’è il Reverse Mentoring?
Il Reverse Mentoring è uno strumento di Diversity Management che stimola la collaborazione e lo scambio formativo tra generazioni diverse e si fonda sul semplice principio secondo cui tutti hanno qualcosa da imparare e tutti hanno qualcosa da insegnare.
Lo strumento è stato introdotto nel 1999 quando Jack Welch, allora Presidente della General Electric Company, chiese ai suoi manager di cercare giovani risorse che potessero insegnar loro ad usare internet. Col passare degli anni il digital gap è aumentato a dismisura a causa del progresso tecnologico e il supporto da parte di Millenials e nativi digitali verso i Baby Boomers e la Generazione X si è reso sempre più necessario.
Guardando a questo approccio con senso di responsabilità e come missione professionale, profili junior e senior diventano gli uni i trainer degli altri.
Un progetto di Reverse Mentoring incoraggia l’interazione e l’apprendimento reciproco tra le diverse generazioni sul posto di lavoro migliorando le capacità interpersonali, favorendo la fiducia, il rispetto ma anche lo sviluppo di competenze professionali e tecniche in linea con il settore di business.
Un’occasione di crescita (a qualsiasi età)
Nell’attuale mercato del lavoro assistiamo ad un fenomeno degradante: manager di grande esperienza prepensionati o licenziati come fossero un peso anzi che un valore per l’azienda in cui lavorano e per l’intero paese. In Italia i profili con alto livello di seniority abbondano a causa dell’innalzamento dell’età pensionabile a 67,3 anni ma, spesso, vengono licenziati ancora prima di raggiungerla.
In una tale situazione queste persone, di grande competenza e professionalità, smarriscono la propria attrattività con difficoltà a ricollocarsi nel mercato del lavoro e perdono ogni slancio positivo e accogliente nei confronti dei più giovani, dai quali si vedono soppiantati e per i quali invece potrebbero essere preziosi mentor.
Nei progetti di Reverse Mentoring i profili senior non sono antagonisti dei profili junior, ma anzi ne sono guida e ispirazione in un percorso di apprendimento e condivisione reciprocamente arricchente che:
- aiuta i giovani ad appropriarsi dell’identità e della cultura aziendale, aumentando il tasso di retention e diminuendo il turnover;
- permette ai senior di migliorare le competenze digitali e li conduce ad una graduale e costruttiva uscita dal mercato del lavoro.
In quest’ottica il Reverse Mentoring valorizza le diverse personalità generazionali e, se strutturato e ben articolato, diventa per il Management preziosa occasione per lo sviluppo personale e professionale dei collaboratori e per la crescita produttiva dell’azienda.
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