Report di Sostenibilità per un ESG Manager: cosa cambia con la CSRD
- 5 Marzo 2026
- 0 commenti
La Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) ha trasformato radicalmente il reporting di sostenibilità europeo: nella sua formulazione originale prevedeva l’estensione degli obblighi dalle circa 11.700 aziende soggette alla precedente NFRD fino a circa 49.000 imprese nell’Unione Europea, di cui circa 4.000 in Italia (PwC, 2023). Il pacchetto Omnibus del 2025 ha poi ridimensionato questo perimetro a circa 20.000 aziende in UE, concentrando gli obblighi sulle imprese con più di 1.000 dipendenti. Per chi lavora in consulenza ESG, capire le regole aggiornate e le scadenze riviste — comprese le proroghe introdotte dalla direttiva Stop the Clock — è diventato indispensabile per guidare i clienti nel percorso di Compliance.
Cos’è cambiato rispetto alla NFRD
La NFRD (Non-Financial Reporting Directive) imponeva obblighi di rendicontazione non finanziaria solo alle grandi imprese di interesse pubblico con oltre 500 dipendenti. La CSRD supera questo approccio su tre fronti.
Il primo è l’ampiezza del perimetro. Oltre alle grandi aziende, vengono progressivamente incluse le PMI quotate e le imprese extra-UE con attività significative sul territorio europeo.
Il secondo è la qualità dei dati. La rendicontazione deve seguire gli ESRS (European Sustainability Reporting Standards), standard obbligatori e uniformi che rendono i dati comparabili tra aziende. È richiesta una verifica da parte di un soggetto terzo indipendente (assurance), a differenza della NFRD dove era facoltativa.
Il terzo è l’integrazione nel bilancio. Il report di sostenibilità deve essere incluso nella Relazione sulla Gestione — non più in un documento separato — e presentato in formato HTML/XBRL per garantire leggibilità digitale e comparabilità automatica (PwC, 2023).
Le scadenze aggiornate dopo Stop the Clock e Omnibus
Il quadro normativo ha subito modifiche significative nel corso del 2025. La Commissione Europea ha pubblicato a febbraio 2025 il pacchetto Omnibus I, che propone semplificazioni e riduzione del perimetro applicativo. La componente più urgente — la direttiva "Stop the Clock" (UE 2025/794) — è entrata in vigore il 17 aprile 2025 ed è stata recepita in Italia con la legge n. 118 dell’8 agosto 2025.
Gli ESRS: cosa devono rendicontare le aziende
Gli European Sustainability Reporting Standards sono articolati in dodici standard che coprono le tre dimensioni ESG. I due standard trasversali (ESRS 1 e ESRS 2) stabiliscono i principi generali e le informazioni di base obbligatorie per tutte le aziende. I restanti dieci sono tematici.
Pilastro Ambientale (E1-E5): cambiamento climatico, inquinamento, risorse idriche e marine, biodiversità ed ecosistemi, uso delle risorse e economia circolare.
Pilastro Sociale (S1-S4): forza lavoro propria, lavoratori della catena del valore, comunità, consumatori e utilizzatori finali.
Pilastro Governance (G1): condotta aziendale, etica, anticorruzione e trasparenza.
Il concetto cardine che attraversa tutti gli standard è la doppia materialità: le aziende devono analizzare sia come i fattori ESG influenzano la performance finanziaria (materialità finanziaria) sia come le attività aziendali impattano su ambiente e società (materialità d’impatto). Questa valutazione deve essere documentata e rendicontata (EFRAG, 2023).
GRI vs ESRS: cosa cambia per chi già rendiconta
Molte aziende italiane che già producono report di sostenibilità lo fanno secondo il GRI, lo standard volontario più diffuso a livello globale. Il 77% delle 250 maggiori aziende mondiali per fatturato utilizza gli standard GRI (KPMG Survey of Sustainability Reporting, 2024). La transizione verso gli ESRS non è però uno stacco netto.
GRI e ESRS sono stati progettati per essere interoperabili: l’EFRAG e GRI hanno lavorato insieme per garantire un elevato grado di allineamento tra i due framework. Le aziende che già rendicontano secondo GRI partono avvantaggiate, poiché molti indicatori si sovrappongono. Tuttavia, la valutazione della doppia materialità secondo gli ESRS richiede un’analisi più strutturata rispetto al GRI e non può essere mutuata direttamente (EFRAG, 2023).
| Dimensione | GRI | ESRS/CSRD |
|---|---|---|
| Obbligatorietà | Volontario | Obbligatorio per aziende in scope |
| Standard di riferimento | GRI Universal e Topic Standards | 12 ESRS più standard settoriali |
| Doppia materialità | Approccio impact-focused | Doppia materialità obbligatoria |
| Assurance | Facoltativa | Obbligatoria (limited → reasonable dal 2028) |
| Formato | Libero (PDF, web) | HTML/XBRL integrato in Relazione Gestione |
| Adozione globale | 77% top 250 aziende mondiali | UE e aziende operanti in UE |
Fonte: elaborazione da EFRAG, GRI, KPMG Survey of Sustainability Reporting (2024)
Cosa devono fare le aziende che non sono ancora pronte
Per le imprese non ancora in scope ma che ricevono richieste ESG da clienti grandi o istituti di credito, il consiglio degli esperti è di non aspettare il momento dell’obbligo formale per strutturarsi. EFRAG ha sviluppato uno standard volontario semplificato per le PMI non quotate (VSME), pensato per rispondere alle richieste di filiera senza l’onere degli ESRS completi.
La fase di adeguamento richiede tipicamente tre passaggi. Il primo è la mappatura della materialità: identificare quali temi ESG sono rilevanti per il proprio business e per i propri stakeholder. Il secondo è la strutturazione dei processi di raccolta dati: sistemi, responsabilità interne, qualità delle fonti. Il terzo è la stesura e revisione del report, con coinvolgimento di un revisore esterno.
FAQ
Quali aziende italiane devono fare il report CSRD nel 2025?
Nel 2025, l’obbligo riguarda le grandi aziende già soggette alla NFRD: imprese di interesse pubblico con oltre 500 dipendenti che rendicontano l’esercizio 2024. In Italia si tratta principalmente di società quotate, banche e assicurazioni di grandi dimensioni. Le altre grandi aziende (oltre 250 dipendenti con soglie di fatturato o attivo) sono state posticipate al 2028 per l’esercizio 2027, in seguito alla direttiva Stop the Clock (UE 2025/794), recepita in Italia con L. 118/2025.
Cosa prevede il pacchetto Omnibus della Commissione Europea?
Presentato a febbraio 2025, il pacchetto Omnibus I si compone di due proposte. La prima — la direttiva Stop the Clock (UE 2025/794), già in vigore dal 17 aprile 2025 — ha posticipato di due anni le scadenze per le grandi aziende non ancora in rendicontazione e per le PMI quotate. La seconda proposta, in iter legislativo ordinario, prevede di limitare l’obbligo definitivo alle sole aziende con più di 1.000 dipendenti e ricavi superiori a 450 milioni di euro, riducendo il perimetro da circa 49.000 a circa 20.000 aziende in UE.
Il report GRI che faccio già basta per la CSRD?
No, non basta, ma aiuta. Il report GRI è uno standard volontario con cui molte aziende già rendicontano, e GRI e ESRS sono stati progettati per essere interoperabili. Tuttavia, la CSRD richiede gli ESRS obbligatori, la valutazione della doppia materialità, il formato XBRL e la verifica da parte di un revisore esterno. Chi ha già un buon report GRI parte avvantaggiato, ma deve fare un lavoro aggiuntivo di gap analysis.
Cosa rischia un’azienda che non rispetta la CSRD?
Le sanzioni sono definite dagli stati membri in fase di recepimento della direttiva. In generale, il mancato rispetto degli obblighi di rendicontazione CSRD può comportare sanzioni amministrative, limitazioni nell’accesso a finanziamenti pubblici e bandi, e danni reputazionali nei confronti di investitori e clienti. Per le aziende quotate, ci sono anche implicazioni sui requisiti di trasparenza verso il mercato.
Le PMI devono adeguarsi alla CSRD?
Le PMI non quotate non sono direttamente obbligate dalla CSRD. Tuttavia, subiscono una pressione indiretta significativa: le grandi aziende in scope devono rendicontare anche i dati ESG della propria catena di fornitura. Questo si traduce in richieste sempre più frequenti ai fornitori — spesso PMI — di fornire dati su emissioni, pratiche sociali e governance. EFRAG ha sviluppato uno standard semplificato volontario (VSME) pensato per rispondere a queste richieste di filiera.
Potrebbe interessarti anche
- Cosa fa un Responsabile ESG: mansioni e competenze
- Come gestire più progetti ESG contemporaneamente senza perdere efficacia
- Come convincere i clienti a investire in Sostenibilità?
- CONSULENTE SICUREZZA SUL LAVORO
- Lavorare nella Consulenza HSE: mercato e opportunità
- Lavorare come Consulente HSE vs. RSPP Interno: similitudini e differenze
- Come gestire più Clienti HSE contemporaneamente senza perdere qualità?
- Come gestire Clienti resistenti alla Sicurezza sul Lavoro?
- Perché documentare gli interventi IT potenzia la posizione del Sistemista?
- Come introdurre un nuovo sistema IT in un azienda manifatturiera

