Popular. Ovvero la fatica di sentirsi sempre “da aggiustare”
- 19 Maggio 2026
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Questa volta parto da una canzone, o meglio: da una scena.
Nel musical Wicked Glinda, bella, amata, perfettamente a suo agio nel mondo, prende sotto la sua ala Elphaba (la strega verde, per capirci), che invece è fuori standard praticamente da sempre. È verde: quindi è diversa, scomoda, poco “presentabile” secondo le regole del posto in cui vive.
E allora Glinda decide di aiutarla, in buona fede, tra l’altro.
Nella canzone Popular le spiega come vestirsi, come parlare, come comportarsi per essere finalmente… accettata. Più popolare. Più giusta. Più adatta.
E guardando quella scena ho pensato una cosa abbastanza inquietante: facciamo tuttə un po’ la stessa cosa.
Quando siamo piccoli ci chiedono: “Cosa vuoi fare da grande?”
E noi rispondiamo con lavori improbabili, sogni giganteschi o cose completamente a caso tipo “voglio fare il veterinario degli squali”.
Poi cresciamo e la domanda cambia tono.
Non riguarda più solo cosa vuoi fare, riguarda soprattutto come dovresti essere per riuscirci.
- Più sicurə.
- Più brillantə.
- Più estroversə.
- Più strategicə.
- Più social……..Più “vendibile”.
A un certo punto sembra che, prima ancora di scegliere una strada, dobbiamo diventare la versione corretta di noi stessi.
Succede tantissimo ai giovani.
Persone preparate, intelligenti, sensibili che si sentono costantemente in ritardo.
Ragazzi e ragazze convintə di non sapere abbastanza, di non avere abbastanza esperienza, di non essere abbastanza interessanti per il mondo del lavoro.
Nel dubbio osservano i social, dove sembrano tuttə felicissimi, realizzatissimi e illuminati dalla luce perfetta del personal branding.
- Persone che “fanno networking”.
- Persone che “ottimizzano il posizionamento”.
- Persone che “costruiscono la propria narrazione professionale”.
Manca solo: “nuova formula concentrata, ora con il 30% in più di mindset.”
E così, piano piano, nasce l’idea che per essere presi sul serio bisogna diventare qualcun altro.
Questa sensazione non sparisce crescendo; da adulti cambia solo vestito.
Io incontro tante persone mature, convinte di essere improvvisamente diventate inadatte.
- “Non so usare TikTok.”
- “Non sono abbastanza digitale.”
- “Ormai il mondo va troppo veloce.”
E probabilmente è vero: forse i social li usano poco o male.
La scena però cambia quando entrano in una stanza e sanno costruire relazioni vere con le altre persone, leggere le situazioni, sostenere una conversazione senza nascondersi dietro uno schermo.
Cose che, per moltissimi giovani, oggi sono difficilissime. Perché magari sanno creare contenuti perfetti online… ma una telefonata li destabilizza più di un esame universitario (cit. da GenZ: ‘questa cosa è cringe’).
Giovani o meno giovani, a furia di cercare di essere “più giusti”, “più popolari”, “più adatti”, rischiamo di presentarci al mondo con una versione di noi talmente modificata da non riconoscerci più.
Questo non è un invito a “restare sempre sé stessi”, che è una frase bellissima ma irreale:
- Certo che cambiamo.
- Certo che impariamo.
- Certo che ci adattiamo.
Se vogliamo capire cosa vogliamo fare “da grandi”, dobbiamo crescere (non in senso anagrafico), sperimentare, acquisire strumenti nuovi. È inevitabile.
Ma c’è una differenza enorme tra migliorare qualcosa di sé e vivere con la sensazione costante di essere un progetto da correggere.
“Diventare grandi” forse non significa trasformarsi nella persona perfetta per piacere agli altri. Forse significa capire quali parti di noi vale davvero la pena coltivare… senza doverne cancellare altre per sentirci finalmente abbastanza.
Domanda per te
C’è qualcosa di te che stai cercando di migliorare… o stai solo cercando di renderlo più “presentabile”?
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