Passione e impegno: la responsabilità dei giovani nel mercato del lavoro

Una causa del mismatch giovanile: la mancanza di passione

Tra le categorie più colpite dal mismatch ci sono i giovani. I numeri dicono che le risorse più difficili da reclutare sono gli under 30 (48%) e che il 25,1% delle ragazze e dei ragazzi tra i 15 e i 34 anni non studia e non lavora (fenomeno dei NEET).

Al di là delle importanti dinamiche interne al mercato del lavoro che alimentano questi fenomeni e che contribuiscono al mismatch, negli ultimi anni si è diffusa anche una forma di apatia tra le nuove generazioni che impedisce di vivere l’adolescenza come fase propedeutica all’elaborazione della propria unicità.

Si tratta di una difficoltà che ha conseguenze sia nella sfera personale sia, da un certo momento in poi, nella sfera professionale e a cui il sistema familiare e scolastico possono far fronte per primi.

È l’assenza di passione che diventa assenza di motivazione, e senza motivazione non può esserci sacrificio. Non sacrificio inteso come insieme di privazioni e rinunce affrontate per scelta o necessità, al centro della narrazione della vita e del lavoro dei nostri nonni e genitori. Oggi vogliamo invece intendere il sacrificio come assunzione di responsabilità verso se stessi e verso il contesto lavorativo e sociale in cui ci muoviamo.

L’impegno: un punto di rottura che genera scoperta

Oggi i giovani trovano difficoltà a costruire una propria identità professionale e a ritagliarsi uno spazio nel mondo. Non si tratta della spasmodica e ancora attuale ricerca del posto fisso, ma di una dimensione radicata e complessa che ha a che fare con la realizzazione di sé, a cui si arriva attraverso l’elaborazione della propria unicità.

Significa prendersi un impegno che costa fatica, ma la fatica è un punto di rottura che genera scoperta. Oggi si tende a preferire la sicurezza che salva dalle cadute, invece che l’esplorazione motivata dalla passione. Senza passione non si è spinti ad uscire dal proprio confortevole guscio per intraprendere la via faticosa che porta alla realizzazione personale e professionale.

Sempre più spesso nei processi di ricerca e selezione del personale si coglie la frustrazione dei giovani di talento e la delusione degli imprenditori che non trovano professionalità adeguate da accogliere a bordo della propria impresa. La lacuna del mercato del lavoro italiano da un lato è la ricerca della competenza specifica, che invece si può costruire col tempo investendo nelle nuove generazioni, e dall’altro la mancanza di passione e motivazione che sono presupposto necessario per un percorso verso la scoperta del proprio talento e della propria unicità professionale, e che possono mettere al riparo dagli inevitabili scossoni che periodicamente il mercato del lavoro subisce.

Diventa necessario accorciare le distanze tra i giovani e le imprese: entrambi, anche se per ragioni diverse, sono sfiduciati e spesso impossibilitati, se non adeguatamente accompagnati, a riconoscere un’opportunità di crescita basata su un reciproco patto di fiducia e impegno.

L’Italia, le sue imprese e il valore del made in Italy non possono fare a meno della passione delle nuove generazioni, del loro desiderio di scoprire e adoperare il proprio talento. Ma senza fatica non è possibile costruire alcuna professionalità: non esiste competenza senza impegno, e l’impegno si fonda sulla passione, e solo dove c’è passione si può ambire all’eccellenza.