Fundraising nel terzo settore italiano
- 10 Giugno 2026
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Nel 2024 il numero di italiani che hanno donato denaro a un’associazione almeno una volta nell’anno è aumentato di 0,6 punti percentuali, attestandosi all’11,6% della popolazione over 14 — pari a circa 6 milioni di donatori (IID, Rapporto "Noi doniamo" 2025, dati ISTAT Aspetti della vita quotidiana 2024). Parallelamente, la quota di chi dona in modo informale è scesa dal 55% al 50% (Doxa, indagine Italiani Solidali, citata in IID "Noi doniamo" 2025). Il settore cresce per numero di occupati e destinazioni del 5 per mille, ma la base dei donatori resta fragile.
Un mercato che si concentra verso l’alto
La dinamica è chiara: meno persone donano formalmente, ma il volume complessivo delle erogazioni liberali dichiarate al fisco continua a crescere — un segnale che chi dona lo fa con importi mediamente più alti. Le organizzazioni che presidiano le relazioni con i Grandi Donatori raccolgono una quota crescente del totale, mentre il fundraising di massa soffre di più la contrazione della base.
Anche la destinazione del 5 per mille segnala una crescita: nel 2024 quasi 18 milioni di contribuenti — pari al 42,2% del totale — hanno scelto di destinare il 5 per mille a un ente del Terzo settore, un record storico (Terzjus Report 2025, Fondazione Terzjus ETS, 2026).
Il peso della Lombardia nel panorama nazionale
Il Terzo settore italiano conta oltre 817.500 occupati nel 2025, con una crescita del 20% rispetto al 2019 (Terzjus Report 2025, Fondazione Terzjus ETS, 2026). La distribuzione geografica è fortemente concentrata al Nord: oltre il 53,9% degli occupati lavora nelle regioni settentrionali (Rapporto INPS, elaborazione Fondazione Terzjus, 2025).
La Lombardia è la prima regione italiana per numero di addetti nel Terzo settore, con oltre 211.000 lavoratori — pari al 23,7% del totale nazionale (Rapporto INPS, elaborazione Fondazione Terzjus, 2025). Milano in particolare concentra le sedi italiane di molte organizzazioni internazionali e fondazioni filantropiche, che richiedono professionisti della raccolta fondi con competenze in fundraising ad alto valore e relazioni internazionali.
Le tendenze che ridisegnano il lavoro del fundraiser
| Tendenza | Implicazione operativa |
|---|---|
| Donatori formali stabili, donazioni informali in calo | Cresce il peso delle relazioni strutturate con Grandi Donatori rispetto al fundraising episodico |
| Record di destinazioni del 5 per mille | Il 5 per mille diventa leva di ingaggio iniziale verso percorsi di donazione più strutturati |
| Crescita del corporate giving | Le aziende aumentano la pressione per misurabilità dell’impatto e rendicontazione rigorosa |
| Internazionalizzazione della filantropia | Le ONG internazionali richiedono professionisti con competenze bilingui e standard internazionali |
| Concentrazione dei donatori per fascia d’età | La propensione a donare è più alta tra i 55-74 anni: il portafoglio si concentra su fasce mature |
Elaborazione su dati IID "Noi doniamo" 2025, Terzjus Report 2025, ISTAT Aspetti della vita quotidiana 2024
Corporate fundraising: un canale in evoluzione
Le aziende sono un interlocutore sempre più rilevante per le organizzazioni non profit, ma le aspettative sono cambiate. La percezione dell’autenticità del partenariato è il fattore critico: la collaborazione tra imprese e Terzo settore è apprezzata quando è percepita come genuina e orientata all’impatto, mentre incontra resistenza quando appare strumentale (indagine Doxa, citata in IID "Noi doniamo" 2025).
Per chi lavora sul canale corporate, questo significa che la proposta all’azienda non può limitarsi alla visibilità o ai benefit reputazionali: deve dimostrare un impatto misurabile e coerente con i valori dichiarati dell’impresa.
Il profilo dei donatori in Italia
I dati ISTAT mostrano che la percentuale più alta di donatori in Italia — il 15,6% — ha un’età compresa tra i 65 e i 74 anni, seguita dai 55-59enni (13,9%) e dai 45-54enni (13,8%) (IID, Rapporto "Noi doniamo" 2025, dati ISTAT Aspetti della vita quotidiana 2024). La propensione a donare diminuisce con l’abbassarsi dell’età.
Questo profilo demografico ha implicazioni dirette per la gestione del portafoglio: i Grandi Donatori di oggi si concentrano su fasce di età che hanno costruito patrimoni significativi e sono in una fase della vita in cui la filantropia diventa parte di un’identità consolidata. Il ricambio generazionale è la sfida strutturale più rilevante per il settore nei prossimi anni.
FAQ
Quanti italiani donano a organizzazioni non profit?
Nel 2024 l’11,6% degli italiani over 14 ha donato denaro a un’associazione almeno una volta nell’anno, pari a circa 6 milioni di persone — un aumento di 0,6 punti percentuali rispetto all’11% del 2023 (IID, Rapporto "Noi doniamo" 2025, dati ISTAT Aspetti della vita quotidiana 2024). La quota di donazioni informali è invece scesa dal 55% al 50% nello stesso periodo (Doxa, indagine Italiani Solidali, citata in IID "Noi doniamo" 2025).
Il numero di donatori in Italia sta crescendo o calando?
Il dato è articolato: i donatori formali (a organizzazioni non profit) segnano una lieve ripresa nel 2024, mentre le donazioni informali calano. La tendenza strutturale di lungo periodo vede un numero contenuto di donatori abituali che contribuisce con importi crescenti. Questa dinamica rafforza l’importanza delle relazioni con grandi donatori rispetto alle campagne di raccolta fondi di massa.
Quante organizzazioni non profit sono attive in Italia?
Secondo gli ultimi dati ISTAT, in Italia sono attive 360.625 organizzazioni non profit, con circa 893.000 dipendenti e 4,6 milioni di volontari. Il RUNTS (Registro Unico Nazionale del Terzo Settore) conta oltre 140.000 enti iscritti nella fase post-riforma (Terzjus Report 2025, Fondazione Terzjus ETS, 2026).
Perché Milano è un polo rilevante per il fundraising ad alto valore?
La Lombardia concentra il 23,7% degli occupati del Terzo settore nazionale, con oltre 211.000 addetti — il dato più alto tra tutte le regioni italiane (Rapporto INPS, elaborazione Fondazione Terzjus, 2025). Milano è la sede italiana di molte organizzazioni internazionali e fondazioni filantropiche, ed è il mercato dove si concentra la maggiore densità di potenziali grandi donatori privati e corporate.
Chi sono i donatori italiani più propensi a fare grandi donazioni?
La propensione a donare è più alta nelle fasce di età 55-74 anni, con un picco del 15,6% tra i 65-74enni (IID, Rapporto "Noi doniamo" 2025, dati ISTAT Aspetti della vita quotidiana 2024). Si tratta di persone che hanno costruito un patrimonio significativo e si trovano in una fase della vita in cui la filantropia assume un ruolo identitario rilevante. Il ricambio generazionale — coinvolgere donatori più giovani — è la sfida strutturale più citata dagli operatori del settore.
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