Excelsior Informa. Lettura mensile per esperti del mercato del lavoro – Luglio/Agosto 2026
- 28 Agosto 2026
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Confronto Luglio / Agosto 2026 | Focus: il mismatch dei contratti a termine
Fonte: Unioncamere – Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Sistema Informativo Excelsior, 2026
Il mercato del lavoro in questo momento
Agosto 2026 ha segnato, come da attese stagionali, un forte rallentamento della domanda di lavoro rispetto a Luglio 2026: le entrate previste sono scese da 568.150 a 345.610 (-39,2%), con la percentuale delle imprese che dichiarano l’intenzione di assumere in calo dal 18% al 12,1%.
Il confronto con l’anno precedente, però, cambia segno: a luglio il saldo tendenziale era ancora leggermente negativo (-6.540 unità su luglio 2025, circa -1,1%), mentre ad agosto il dato torna in territorio positivo, +3,1% su agosto 2025. Un mese più debole in assoluto, quindi, ma migliore nel confronto anno su anno.
La difficoltà di reperimento di figure valide, nel frattempo, non si allenta: 42,6% a Luglio, 42,7% ad Agosto (headline al 43% in entrambi i casi). In sostanza: il mercato assume molto meno nei mesi estivi, ma la fatica delle imprese a trovare i profili giusti resta identica — e, come vedremo, il mercato compensa parte di questa fatica ricorrendo in misura crescente alla manodopera straniera.
I punti degni di attenzione
Dal confronto tra Luglio e Agosto 2026 sono emersi sei segnali rilevanti:
1. Il mismatch degli operai specializzati tocca livelli record — a luglio la categoria segna già una difficoltà di reperimento del 57,3%; ad agosto, all’interno del gruppo “operai specializzati, conduttori di impianti e macchine”, tre professioni superano l’85% di irreperibilità (operai addetti a pitturazione e pulizia degli esterni degli edifici 86,6%, pescatori e cacciatori 86,2%, operai di meccanica di precisione su metalli 85,7%).
2. I lavoratori stranieri crescono mentre il mercato frena — la quota di entrate destinate a personale straniero sale dal 23,2% di luglio al 27,5% di agosto, nonostante il crollo delle entrate complessive nello stesso periodo.
3. Il mismatch giovanile resta ampio ma in leggero raffreddamento — la quota di ingressi under 30 scende dal 32% di luglio al 29,6% di agosto, restando comunque quasi il doppio della quota femminile (17,2%) e quasi il triplo di quella riservata a personale con titolo terziario, laurea o ITS (10,5%).
4. Il mismatch si nasconde anche nei ruoli impiegatizi — ad agosto, tra le professioni impiegatizie e commerciali, gli addetti alle macchine d’ufficio segnano una difficoltà di reperimento dell’84,0%, la più alta dell’intero gruppo: un segnale che il mismatch non riguarda solo i mestieri manuali o le posizioni di vertice, ma anche ruoli apparentemente entry-level.
5. Il mismatch geografico cambia volto — a trainare la crescita tendenziale non sono più solo le grandi regioni: Calabria (+19,6%), Valle d’Aosta (+16,6%) e Molise (+12,7%) guidano la classifica, mentre arretrano poli tradizionali come Puglia (-2,7%), Veneto (-2,3%) e Toscana (-2,6%).
6. Il contratto a termine resta lo strumento prevalente — a luglio circa l’81% delle entrate previste era a termine o in forme non stabili (65% tempo determinato + 8% somministrazione + altre voci non permanenti), mentre ad agosto solo il 16,2% delle entrate risulta stabile (tempo indeterminato o apprendistato), contro l’83,8% a termine. È il tema del mese, che approfondiamo più sotto.
Il tema del mese — Contratti a termine: la flessibilità in ingresso non conosce pausa estiva
Perché questo tema, perché adesso
Tra tutti gli indicatori monitorati dal Sistema Informativo Excelsior, quello sulla tipologia contrattuale è forse il più “silenzioso”: non fa notizia come i volumi di entrate o le percentuali di difficoltà di reperimento, ma racconta la qualità del lavoro che si sta effettivamente creando. E la lettura di luglio e agosto 2026 mostra che la flessibilità in ingresso non solo resta la norma, ma peggiora leggermente proprio nel mese in cui il mercato si restringe di più: la quota di entrate stabili scende dal 19% circa di luglio al 16,2% di agosto. Un tema che riguarda direttamente chi lavora su employer branding, retention e attrattività del lavoro verso i giovani.
I numeri: la stabilità arretra quando il mercato frena
| Indicatore | Luglio 2026 | Agosto 2026 | Variazione |
|---|---|---|---|
| Quota contratti stabili tra le nuove entrate (tempo indeterminato + apprendistato) | ~19% (15% + 4%) | 16,2% | -2,8 punti |
| Quota contratti a termine complessiva | ~81%* | 83,8% | +circa 3 punti |
| di cui tempo determinato | 65% | non isolato nel dato aggregato | — |
| di cui somministrazione | 8% | non isolato nel dato aggregato | — |
| Entrate previste totali (mese) | 568.150 | 345.610 | -39,2% |
Il confronto tra i due mesi mostra quindi una doppia tendenza negativa per la stabilità contrattuale: da un lato il mercato assume meno in valore assoluto, dall’altro, tra le assunzioni residue, cresce ulteriormente il peso delle forme a termine.
Il paradosso: si chiede esperienza, ma non si offre stabilità
Il dato più utile per chi lavora sul mismatch non è la percentuale in sé, ma il suo contrasto con un altro indicatore dello stesso bollettino di agosto: il 62,6% delle entrate previste richiede esperienza professionale specifica o comunque maturata nello stesso settore. Le imprese cercano quindi, nella maggioranza dei casi, profili già formati e pronti a essere produttivi da subito — ma li assumono per l’83,8% con un contratto a termine. È un disallineamento tra ciò che si chiede al lavoratore (esperienza, competenza specifica, spesso anni di percorso) e ciò che gli si offre in cambio (un rapporto di lavoro a durata predefinita).
Lo stesso paradosso si riflette sul fronte giovanile: la quota di ingressi under 30 resta elevata sia a luglio (32%) sia ad agosto (29,6%), ma si innesta su un mercato che, nello stesso periodo, riduce ulteriormente la quota di contratti stabili. Il segnale complessivo è quello di un mercato che continua a “provare” i giovani lavoratori con contratti a termine, anche mentre dichiara di puntare su di loro come priorità di assunzione.
Perché è mismatch, e non solo flessibilità fisiologica
Un livello di instabilità contrattuale così alto e persistente non si spiega solo con la fisiologica esigenza di flessibilità stagionale delle imprese, ma con un disallineamento più ampio tra le condizioni offerte dal mercato e le aspettative di chi cerca lavoro:
- La domanda di esperienza cresce, l’offerta di stabilità no. Il 62,6% di entrate che richiedono esperienza specifica, a fronte di un 83,8% di contratti a termine, segnala che le imprese chiedono un impegno “maturo” dal candidato senza restituirlo in termini di sicurezza contrattuale.
- L’instabilità può essa stessa alimentare la difficoltà di reperimento. Una quota di difficoltà di reperimento stabile sopra il 42% in entrambi i mesi, unita a una contrattualistica sempre più a termine, può indicare che parte del “mismatch” segnalato dalle imprese nasce anche dal rifiuto dei candidati di accettare posizioni percepite come precarie, non solo dalla scarsità di profili.
- Il fenomeno si aggrava, non si stabilizza. Il passaggio dal ~19% di stabilità di luglio al 16,2% di agosto mostra che la tendenza non è statica: nei mesi di maggiore contrazione della domanda, le imprese tendono a comprimere ulteriormente le forme contrattuali più garantite, non a preservarle.
Cosa dice questo per chi lavora sul mismatch
Tre riflessioni operative per chi si occupa di employer branding, politiche del lavoro e gestione dei percorsi di carriera:
La stabilità contrattuale è essa stessa una leva di reperimento, non solo un costo. In un mercato dove il 42% delle entrate è segnalato come difficile da reperire, offrire condizioni contrattuali più solide può essere lo strumento più diretto per ridurre il mismatch, più che aumentare gli incentivi economici in fase di selezione.
Il paradosso esperienza-stabilità va comunicato ai decisori aziendali. Chiedere profili esperti offrendo solo contratti a termine è una combinazione che allunga i tempi di selezione e riduce il bacino di candidature disponibili: un dato da portare nelle conversazioni con i clienti/imprese che lamentano difficoltà di reperimento.
Il monitoraggio della qualità contrattuale va affiancato a quello dei volumi. Guardare solo il numero di entrate previste, senza incrociarlo con la quota di stabilità, rischia di far leggere come “ripresa dell’occupazione” fasi che sono in realtà di crescita della sola flessibilità in ingresso: un distinguo importante per chi comunica i dati del mercato del lavoro.
Analisi elaborata su: Excelsior Informa – Luglio 2026 (bollettino 15521) e Agosto 2026 (bollettino 15667)
Unioncamere – Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Sistema Informativo Excelsior, 2026
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