Excelsior Informa. Lettura mensile per esperti del mercato del lavoro – Aprile/Maggio 2026
- 29 Maggio 2026
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Confronto Aprile / Maggio 2026 | Focus: occupazione giovanile
Fonte: Unioncamere – Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Sistema Informativo Excelsior, 2026
Il mercato del lavoro in questo momento
Maggio 2026 ha segnato, come da attese, un rimbalzo della domanda di lavoro rispetto ad Aprile: le entrate previste sono salite da 500.030 a 544.100, trainate dall’avvio della stagione turistica e da una leggera ripresa del settore primario. Le imprese che hanno dichiarato l’intenzione di assumere sono cresciute dal 16% al 18%.
Ma il confronto con Maggio 2025 raffredda la lettura: rispetto all’anno precedente le entrate sono state inferiori di oltre 26.000 unità (-4,6%), con contrazioni diffuse in quasi tutti i settori. Il mercato è cresciuto nel breve, ma ha rallentato nel medio periodo.
Su questo sfondo, la difficoltà di reperimento si è attestata al 42,9% (dal 44,6% di Aprile): quasi 1 profilo cercato su 2 non si trovava. Il miglioramento è stato reale ma parziale; spiegato in buona misura dall’ingresso stagionale di profili meno specializzati nel turismo, che ha abbassato la media senza risolvere le criticità strutturali.
I punti degni di attenzione
Dal confronto tra Aprile e Maggio 2026 sono emersi sei segnali rilevanti:
1. Il mismatch dei profili tecnici intermedi — Operai specializzati e tecnici di processo restano i profili più irreperibili (55–58%). Il vuoto formativo tra scuola dell’obbligo e diploma tecnico/ITS lascia scoperta la fascia di fabbisogno produttivo più ampia.
2. Il mismatch giovanile: domanda e offerta che non si trovano — Le imprese cercano giovani, i giovani cercano lavoro, ma la difficoltà di reperimento per gli under 30 è sistematicamente sopra la media. Tema approfondito in questo numero.
3. Il mismatch di genere nelle professioni tecniche — Le donne sono quasi assenti dai percorsi che alimentano i profili più richiesti. Finché i percorsi ITS e professionali tecnici restano a dominanza maschile, il bacino di offerta per queste figure resterà strutturalmente insufficiente.
4. Il mismatch geografico — Le opportunità si concentrano al Nord, il bacino di disoccupazione giovanile è al Sud. Senza politiche di mobilità o sviluppo locale, il divario si autoalimenta.
5. L’ITS come indicatore-spia — La difficoltà di reperimento più alta in assoluto riguarda i diplomati ITS (58% in Aprile 2026, 55% in Maggio 2026). Quando la formazione è davvero allineata alla domanda, l’offerta è ancora troppo piccola per soddisfarla.
6. Il contratto a tempo determinato — Il 63–64% delle assunzioni è a termine, l’apprendistato resta al 4%. Un mercato che non investe nella formazione in ingresso non risolve il mismatch: lo rinvia.
Il tema del mese — Giovani: la doppia trappola del mismatch
Perché questo tema, perché adesso
Tra Aprile e Maggio 2026 la quota di entrate destinate a under 30 è cresciuta di un punto percentuale (dal 28% al 29%), e in valore assoluto si è passati da 138.790 a 156.920 giovani. Un segnale positivo, ma solo in apparenza, perchè è proprio il confronto tra i due mesi a rivelare qualcosa di più complesso: in alcune professioni la difficoltà di reperimento per i giovani è peggiorata drasticamente — e su profili che non sono di nicchia, ma centrali nell’economia reale.
Maggio è stato il mese giusto per mettere a fuoco il tema: i dati mostrano con sufficiente chiarezza che il problema non è la quantità di giovani disponibili, ma la qualità dell’incontro tra quello che i giovani sanno fare e quello che le imprese cercano.
La difficoltà di reperimento per i giovani: sopra la media, sempre
| Indicatore | Aprile 2026 | Maggio 2026 |
|---|---|---|
| Difficoltà di reperimento — totale entrate | 44,6% | 42,9% |
| Difficoltà di reperimento — giovani under 30 | 48,0% | 46,0% |
| Giovani sul totale entrate | 28% (138.790) | 29% (156.920) |
In entrambi i mesi la difficoltà di reperimento per i giovani è 3–4 punti percentuali sopra la media generale. Non è un’anomalia statistica: è una costante strutturale. Le imprese che cercano esplicitamente un giovane trovano ancora più difficoltà di quelle che non specificano l’età. Il che significa che il problema non è solo la disponibilità di candidati in generale — è la disponibilità di candidati giovani con le competenze giuste.
Le professioni: dove il mismatch giovanile è più acuto
Il confronto tra i due mesi rivela dinamiche diverse a seconda della professione.
Professioni con difficoltà in crescita da aprile a maggio:
| Professione | Apr 2026 | Mag 2026 | Variazione |
|---|---|---|---|
| Operatori della cura estetica | 63% | 85% | +22 pp² |
| Fabbri ferrai costruttori di utensili | — ¹ | 82% | — |
| Meccanici/manutentori macchine | 70% | 72% | +2 pp |
| Operai specializzati rifiniture costruzioni | 73% | 77% | +4 pp |
| Fonditori, saldatori, carpenteria metallica | — ¹ | 63% | — |
| Conduttori di veicoli | — ¹ | 59% | — |
Professioni con difficoltà in calo (lieve miglioramento stagionale):
| Professione | Apr 2026 | Mag 2026 | Variazione |
|---|---|---|---|
| Tecnici della salute | 62% | 61% | -1 pp |
| Tecnici in campo ingegneristico | 59% | — ¹ | — |
| Tecnici informatici/telematici | 51% | — ¹ | — |
¹* — : la professione non figurava tra le sette con maggiore difficoltà di reperimento per i giovani nel mese di riferimento. L’assenza non indica necessariamente un dato nullo, ma che la professione non rientrava nella classifica pubblicata dal bollettino Excelsior per quel mese.*
² *pp = punti percentuali: unità di misura utilizzata per esprimere la differenza tra due valori percentuali (es. dal 44% al 42% corrisponde a -2 pp, non a -2%).
Il dato più sorprendente è quello degli operatori della cura estetica: in un solo mese la difficoltà di reperimento per i giovani in questo profilo sale dal 63% all’85%. Un profilo che non richiede laurea, che ha percorsi formativi dedicati, che è percepito come accessibile — eppure le imprese non trovano giovani pronti. È un caso emblematico di mismatch qualitativo: i candidati ci sono, ma non hanno la preparazione attesa.
Dall’altro lato, i fabbri ferrai e i fonditori/saldatori entrano in classifica a maggio con valori altissimi (82%, 63%), segnalando che la domanda in questi ruoli cresce in vista della stagione edile ed industriale estiva, senza che l’offerta di giovani preparati segua lo stesso ritmo.
La radice del problema: cosa cercano le imprese, cosa trovano
I dati sui motivi di difficoltà di reperimento (pag. 4 dei bollettini) indicano che per i settori industriali — quelli con il mismatch giovanile più acuto — le cause si distribuiscono tra:
- Preparazione inadeguata: 20–25% delle segnalazioni nei comparti manifatturieri
- Mancanza di candidati: 26–38% a seconda del settore
- Altri motivi (condizioni contrattuali, mobilità geografica): 3–5%
La “mancanza di candidati” domina nella manifattura (costruzioni, metallurgia, meccanica), ma la “preparazione inadeguata” è costantemente presente e in alcuni settori è la causa principale. Nei servizi avanzati (ICT, finanza) la preparazione inadeguata pesa di più della mancanza numerica.
Tradotto: il problema non è solo quanti giovani ci sono, ma cosa sanno fare. E in molti casi, i percorsi formativi che dovrebbero prepararli — ITS, qualifiche professionali, diploma tecnico — non riescono ancora a produrre numeri sufficienti né livelli di competenza adeguati alle attese delle imprese.
Il nodo geografico: opportunità al Nord, giovani al Sud
Le mappe dei bollettini mostrano con chiarezza il divario territoriale nella domanda di lavoro giovanile.
| Area | Quota giovani su entrate totali (mag 2026) | Entrate giovani in v.a. (mag 2026) |
|---|---|---|
| Nord (es. Lombardia) | ~34% | 26.580 |
| Centro | ~21% | — |
| Sud e Isole | ~21% | — |
| Regioni con quota più bassa | ~19–20% | — |
La Lombardia da sola assorbe oltre 26.000 entrate giovani nel mese — un valore che nessuna regione del Sud si avvicina lontanamente. La quota percentuale di giovani sul totale è più alta al Nord, il che significa che lì le imprese cercano giovani con più intensità relativa rispetto al resto del paese.
Per un giovane del Sud, questo crea una scelta non semplice: spostarsi verso i mercati dove c’è domanda, oppure restare in un territorio dove le opportunità sono strutturalmente inferiori. Il mismatch geografico non è solo una questione di dove si trovano i posti di lavoro: è una questione di chi può permettersi di muoversi e chi no.
Cosa ci dice questo per chi lavora sul mismatch
Tre riflessioni operative per gli esperti del mercato del lavoro:
Sul versante della formazione. I dati suggeriscono che il problema non si risolve aumentando genericamente l’accesso all’istruzione. Servono percorsi che producano competenze specifiche, verificate, riconosciute dalle imprese. Gli ITS sono la risposta più coerente — ma con il 2% delle entrate totali, il loro impatto è ancora marginale rispetto alla scala del problema.
Sul versante dell’orientamento. Professioni come fabbri, saldatori, operatori della cura estetica, meccanici hanno difficoltà di reperimento giovanile altissime. Non sono professioni di serie B: in molti casi garantiscono sbocchi certi e retribuzioni competitive. Ma l’orientamento scolastico e familiare ancora non le valorizza adeguatamente. Il mismatch inizia spesso prima ancora della scelta del percorso formativo.
Sul versante delle politiche attive. Il contratto di apprendistato — lo strumento pensato esattamente per ridurre il mismatch giovanile attraverso la formazione on-the-job — resta al 4% delle assunzioni. Finché rimane sottoutilizzato, si continuerà a cercare giovani già pronti in un mercato che non li produce.
Analisi elaborata su: Excelsior Informa – Aprile 2026 (bollettino 15143) e Maggio 2026 (bollettino 15269)
Unioncamere – Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Sistema Informativo Excelsior, 2026
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