Excelsior Informa. Lettura mensile per esperti del mercato del lavoro – Agosto/Settembre 2026
- 15 Settembre 2026
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Confronto Agosto / Settembre 2026 | Focus: il mismatch del livello Impiegatizio
Fonte: Unioncamere – Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Sistema Informativo Excelsior, 2026
Il mercato del lavoro in questo momento
Settembre 2026 segna, come da attese stagionali, una forte ripresa della domanda di lavoro rispetto ad Agosto 2026: le entrate previste salgono da 345.610 a 565.100 (+63,6%), con la percentuale delle imprese che dichiarano l’intenzione di assumere in crescita dal 12,1% al 17,1%.
Il confronto con l’anno precedente, però, cambia segno rispetto al mese scorso: ad agosto il saldo era positivo (+3,1% su agosto 2025), mentre a settembre torna leggermente negativo, -0,6% su settembre 2025. Un mese più forte in assoluto, quindi, ma leggermente più debole nel confronto anno su anno — l’esatto opposto della dinamica osservata nel passaggio luglio-agosto.
La difficoltà di reperimento di figure valide, nel frattempo, resta sui livelli record degli ultimi mesi e anzi si inasprisce leggermente: 42,7% ad agosto, 44,1% a settembre (headline al 43% e 44%). In sostanza: il mercato assume molto di più in autunno, ma la fatica delle imprese a trovare i profili giusti non solo non si allenta, ma peggiora — un segnale che, come si vedrà, si concentra in modo particolare su un gruppo professionale che finora era rimasto in secondo piano rispetto a operai e tecnici.
I punti degni di attenzione
Dal confronto tra Agosto e Settembre 2026 sono emersi sei segnali rilevanti:
1. La tendenza annuale si raffredda proprio mentre i volumi esplodono — le entrate previste crescono del 63,6% rispetto ad agosto, ma il confronto con settembre 2025 passa in negativo, -0,6%, dopo il +3,1% di agosto: un mese forte in valore assoluto ma leggermente più debole “a parità di anno”, il rovescio esatto di quanto accaduto tra luglio e agosto.
2. Il mismatch delle figure “impiegatizio-commerciali” tocca il record assoluto — nel gruppo “impiegati- professioni commerciali – servizi”, la figura più difficile da reperire era ad agosto quella dei cosiddetti “Esercenti/Addetti di agenzie per il disbrigo di pratiche” (84,0%); a settembre il record passa agli “Esercenti delle Vendite”, con il 90,9% — il valore più alto tra tutti i gruppi professionali osservati nei due bollettini, operai specializzati compresi.
3. Gli operai specializzati restano comunque il gruppo più critico in assoluto — la difficoltà di reperimento resta sopra l’85% sia ad agosto (86,6%) sia a settembre (86,0%), confermando che si tratta di una frizione strutturale e non di un episodio isolato.
4. I lavoratori stranieri frenano dopo la corsa di agosto — la quota di entrate destinate a personale straniero scende dal 27,5% di agosto al 23,0% di settembre, tornando sui livelli di luglio: un movimento più che una tendenza lineare, da monitorare nei prossimi mesi.
5. Il “raffreddamento” del lavoro giovanile prosegue — la quota di ingressi under 30 scende ulteriormente dal 29,6% di agosto al 27,6% di settembre, terzo calo consecutivo, mentre la quota femminile resta sostanzialmente ferma (17,2% ad agosto, 17,1% a settembre): il differenziale di genere nell’accesso alle nuove entrate non si muove.
6. Il mismatch geografico cambia ancora protagonisti, ma la geografia della difficoltà resta la stessa — a trainare la crescita tendenziale a settembre sono Basilicata (+14,8%), Valle d’Aosta (+14,0%) e Trentino Alto Adige (+9,4%), diverse dalle regioni che guidavano ad agosto; il Friuli Venezia Giulia, però, resta la regione con la quota più alta di ingressi di figure di difficile reperimento sia ad agosto (55,8%) sia a settembre (54,0%): chi cresce di più e chi fatica di più non coincidono, e non coincidono in modo stabile nel tempo.
Il tema del mese — Il mismatch si sposta sui profili impiegatizi: quando i ruoli con pochi requisiti d’ingresso diventano i più introvabili
Perché questo tema, perché adesso
Fino ad ora, quando si parla di mismatch il riflesso condizionato porta quasi sempre agli operai specializzati o ai tecnici, ovvero professioni che richiedono percorsi formativi specifici, spesso tecnici o post-diploma, per le quali la scarsità di candidati è più intuitiva. I due bollettini di agosto e settembre raccontano invece un’altra storia: il valore più alto di irreperibilità registrato in entrambi i mesi non arriva dagli operai specializzati, ma dal gruppo “impiegati – professioni commerciali e servizi” dove ad agosto il record era degli esercenti e addetti di agenzie per il disbrigo di pratiche (84,0%); a settembre passa agli esercenti delle vendite, con un salto al 90,9%. Sono ruoli che, tradizionalmente non richiedono lauree, spesso nemmeno un diploma specifico, e la formazione avviene in gran parte sul campo. Che siano proprio questi i più difficili da reperire, più degli operai specializzati, è un segnale che merita di essere raccontato.
I numeri: il vertice del mismatch cambia gruppo, non solo professione
| Indicatore | Agosto 2026 | Settembre 2026 |
|---|---|---|
| Peso del gruppo impiegati/commerciali sul totale entrate previste | 39,4% | 31,4% |
| Professione più difficile da reperire nel gruppo | Esercenti e addetti di agenzie per il disbrigo di pratiche | Esercenti delle vendite |
| Difficoltà di reperimento della professione più critica del gruppo | 84,0% | 90,9% |
| Difficoltà di reperimento della professione più critica tra gli operai specializzati (per confronto) | 86,6% | 86,0% |
| Terza professione più critica nel gruppo (stabile nei due mesi) | Professioni qualificate nei servizi sanitari e sociali — 59,3% | Professioni qualificate nei servizi sanitari e sociali — 57,4% |
Il confronto mostra due cose diverse che vanno lette separatamente: da un lato un primo posto che cambia protagonista di mese in mese (agenzie di disbrigo pratiche, poi vendite) e che a settembre supera per la prima volta anche il picco degli operai specializzati; dall’altro un terzo posto — le professioni sanitarie e sociali — che resta stabile in entrambi i mesi, segno di una carenza più strutturale rispetto al primo posto, più legata alla stagionalità dell’ambito commerciale.
Il paradosso: qualifica richiesta bassa, difficoltà di reperimento altissima
Il dato che dovrebbe far riflettere chi si occupa di mismatch non è tanto il numero in sé, quanto il suo contrasto con l’intuizione di base che guida molte analisi sul mercato del lavoro: più è alta la qualifica richiesta, minore dovrebbe essere il bacino di candidati disponibili, e quindi maggiore la difficoltà di reperimento. Seguendo questa logica, i gruppi dirigenti-specialisti-tecnici dovrebbero essere i più critici. Invece, sia ad agosto sia a settembre, è il gruppo impiegatizio-commerciale — quello con la “barriera d’ingresso” più bassa dei tre — a segnare il valore assoluto più alto di irreperibilità (90,9% a settembre, contro il 73,3% dei dirigenti-specialisti-tecnici nello stesso mese). Un ruolo che chiunque, sulla carta, potrebbe imparare a svolgere in poche settimane risulta più difficile da coprire di un ingegnere o di un tecnico specializzato. È il segno che i requisiti in ingresso non rappresentano l’unica, né probabilmente la principale, determinante del mismatch.
Perché è un mismatch e non solo una fisiologica fluttuazione stagionale
Un valore così alto, che oltretutto cambia professione da un mese all’altro pur restando concentrato nello stesso gruppo impiegatizio, non si spiega solo con normali oscillazioni di domanda:
- Il gruppo più numeroso è anche quello con il picco più alto. Un mismatch così estremo (90,9%) su un gruppo che rappresenta quasi un terzo delle entrate previste ha un impatto aggregato potenzialmente maggiore di un mismatch simile su un gruppo di nicchia come i dirigenti, che pesano solo per il 12-21% del totale.
- Il terzo posto stabile segnala un problema strutturale sotto la superficie. Le professioni qualificate nei servizi sanitari e sociali restano sopra il 57% di difficoltà in entrambi i mesi: a differenza del primo posto, volatile, questo dato non dipende dal mese osservato ed è coerente con la carenza di operatori socio-sanitari segnalata da tempo a livello nazionale.
- Il fatto di richiedere pochi requisiti per accedere a determinati ruoli non si traduce automaticamente in un bacino più ampio di candidati disponibili. Se il mismatch fosse solo una questione di scarsità di competenze specialistiche, i ruoli commerciali dovrebbero essere tra i più semplici da coprire; il fatto che non lo siano suggerisce un problema di attrattività del ruolo — retributiva, di orario, di percorso di carriera — più che di sole competenze.
Cosa dice questo per chi lavora sul mismatch
Tre riflessioni operative per chi si occupa di employer branding, politiche del lavoro e gestione dei percorsi di carriera:
La narrazione “mancano tecnici e operai specializzati” va aggiornata. I dati di agosto e settembre mostrano che il valore assoluto più alto di irreperibilità appartiene al commercio e ai servizi al pubblico: un argomento utile per chi deve convincere i decisori aziendali che il problema del reperimento non riguarda solo le figure tecniche.
Il mismatch è probabilmente un problema di attrattività, non solo di competenze. Se un ruolo che non richiede particolari skills in ingresso resta scoperto più a lungo di un ruolo tecnico specializzato, intervenire su formazione e canali di selezione rischia di essere meno efficace che intervenire su condizioni di lavoro, orari e percorsi di crescita offerti.
Distinguere il mismatch “volatile” da quello strutturale aiuta a dare priorità agli interventi. Il primo posto della classifica cambia ogni mese e richiede risposte rapide e tattiche (es. campagne di reclutamento stagionali per il commercio); il terzo posto, stabile sui servizi sanitari e sociali, richiede invece interventi di lungo periodo su formazione e attrattività di un intero settore.
Analisi elaborata su: Excelsior Informa – Agosto 2026 (bollettino 15667) e Settembre 2026 (bollettino 15688)
Unioncamere – Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Sistema Informativo Excelsior, 2026
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