Contrastare il mismatch: una sfida e una responsabilità di tutti

Una soluzione al mismatch

Il mismatch, di cui in Italia si registrano dati allarmanti, è un fenomeno che si inserisce e si autoalimenta in un contesto e in un mercato del lavoro dove mancano del tutto inclusività e sostenibilità sociale, con enorme spreco di talento, opportunità, energie e risorse che potrebbe essere, se non evitato, almeno limitato se tutti adottassimo un maggiore senso di responsabilità personale, professionale e sociale.

Occorre in questo caso sommare i due problemi (le persone che non trovano lavoro e le PMI che non trovano personale) per trasformarli in una soluzione, attraverso un radicale cambio di mentalità da parte delle persone e delle imprese, che porti entrambe a vedere nel contrasto al mismatch una sfida in cui ciascuno ha un ruolo attivo e responsabile.

Il ruolo delle imprese

Le PMI che cercano personale sono tantissime ma nessuno le vede, perché non sanno raccontarsi e comunicare il proprio valore.

È necessario quindi fare un lavoro sull’attrattività delle PMI affinché mettano in vetrina i propri punti di forza: la capacità di trasmettere competenze mirate e di alto livello e la possibilità di accogliere con flessibilità le esigenze dei collaboratori.

Inoltre, in un paese in cui le piccole e medie imprese rappresentano il 78% dei posti di lavoro, anche le opportunità lavorative messe in campo vanno mappate, raccontate e valorizzate perché arrivino ai candidati ideali.

Ma dove c’è un’impresa che deve imparare a valorizzare la propria distintività, c’è sempre un imprenditore o un’imprenditrice che ha bisogno di sviluppare le sue competenze manageriali e relazionali, abbandonando quell’immagine di triste eroe poco attrattivo, soprattutto verso le nuove generazioni, e indossando la determinazione e l’autorevolezza del suo ruolo.

Il ruolo delle persone

Ciascuno è padrone di sé, anche nella ricerca del lavoro. Ciascuno è responsabile della propria formazione e della propria immagine professionale. Con fiducia e desiderio di apprendere e crescere sempre, le persone alla ricerca del primo impiego così come quelle che ne cercano uno nuovo, devono imparare a raccontarsi e comunicare il proprio talento, attraverso i canali disponibili (da LinkedIn al CV).

L’importanza di guardarsi con nuovi occhiali

È quindi chiaro che una delle chiavi a contrasto del mismatch è la capacità di comunicazione. Ma oltre a “farsi belli” agli occhi dell’altro, è anche importante vederlo, l’altro, indossando nuovi occhiali. Infatti una delle cause del disallineamento tra domanda e offerta è che sia le imprese che le persone tendono a non vedere ciò che realmente fa per loro.

Le aziende, soprattutto per i profili di neo-laureati, si focalizzano spesso sui medesimi percorsi di studio, di fatto precludendosi interessanti opportunità senza considerare che l’Università getta solide basi per una professionalità che verrà comunque creata lavorando.

Le persone, dal canto loro, tendono spesso a orientarsi verso le multinazionali spinte dal prestigio sociale che ne deriva, salvo poi talvolta rimanerne deluse. I giovani soprattutto cercano un lavoro in cui portare un contributo impattante e desiderano sentirsi parte di un progetto condiviso: spesso la multinazionale non offre questo spazio di espressione, ma certamente, al contrario di una PMI, sa comunicare e rendersi attrattiva.

È compito allora degli operatori del mercato del lavoro favorire il macth, supportare le imprese a raccontarsi e a raccontare in modo nuovo le opportunità di lavoro che offrono e, allo stesso tempo, incoraggiare le persone a raccontarsi e dare risalto ai propri talenti. 

La buona narrazione di sé, l’employer branding delle aziende e il personal branding delle persone, è la direzione giusta per dare visibilità e risalto al proprio valore come organizzazione o come singolo, e aumentare le probabilità di trovare la risorsa ideale o il lavoro desiderato.

Insomma, con senso di responsabilità e una buona comunicazione, il giusto match è possibile.