Continuare o mollare? Una serie TV di piccole bugie che ci diciamo e orgoglio personale
- 13 Aprile 2026
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C’è una cosa che facciamo benissimo, con una costanza che rasenta il talento: restare.
È un’abilità sottovalutata. Se esistesse una certificazione in “capacità di continuare anche quando non ha senso”, probabilmente molti di noi la prenderebbero al primo tentativo.
Pensa alle serie.
Dopo due puntate sai già che non è roba per te. Non ti prende, non ti incuriosisce e ogni tanto guardi il telefono. Però vai avanti.
Perché magari migliora, perché tuttə ne parlano bene, perché hai già visto tre episodi: tre.
Come se la tua piattaforma preferita, a quel punto, ti mandasse una mail con su scritto: “guarda che ormai sei dentro, non puoi più uscire”.
Adesso togli “serie” e metti “università”.
Scegli una facoltà. All’inizio sei anche convintə. Poi passa un po’ di tempo e succede una cosa meno cinematografica: non ti crolla il mondo addosso, semplicemente… non ti interessa davvero.
Studiare ti pesa, alcune materie ti lasciano indifferente, e quando qualcuno ti chiede “ti piace?”, rispondi con quell’entusiasmo educato che non convince nessuno.
Però vai avanti: perché hai già iniziato, perché cambiare è complicato, perché “ormai sei al secondo anno”.
E soprattutto perché c’è quella domanda che non dici ad alta voce ma che ti accompagna ovunque: “se cambio… cosa penseranno?”
Che è incredibile, se ci pensi. Stai decidendo della tua vita, ma dentro hai una piccola commissione immaginaria che valuta la coerenza del tuo percorso. E tu, per non deluderla o forse per orgoglio, continui.
Nel lavoro diventa ancora più elegante.
Hai un contratto, una posizione, un titolo. Funziona tutto……più o meno. Solo che non ti prende davvero. Non è che stai male, sarebbe quasi più semplice, è che ……stai.
E lì tiri fuori il meglio di te. Ti dici: “Sto imparando”, “È un passaggio.”, “Mi serve.”
Tutte frasi vere, che funzionano benissimo quando non sono più vere per te.
E intanto, senza accorgertene, sei finito dentro una canzone:
“Stessa storia, stesso posto, stesso bar” (883, Gli anni)
La cantiamo con nostalgia, come se fosse una fotografia del passato. Poi però la replichiamo nel presente con una precisione quasi professionale.
Stessa scelta. Stesso dubbio. Stesso motivo per cui non cambiamo.
A questo punto qualcuno potrebbe dire: “Ok, allora mollo tutto”.
No. Primo perché non è così semplice, secondo nemmeno così furbo.
Il punto non è mollare, ma capire perché stai restando.
Ci sono situazioni in cui restare ha senso. Anche quando è difficile. Anche quando ti mette in crisi. Sono quelle in cui, sotto la fatica, senti che qualcosa si muove. Non è comodo, ma è vivo.
E altre situazioni in cui resti perché… ormai sei lì. Non perché ti interessa o ti serve davvero.
E perché uscire sarebbe più scomodo che restare che diventa una forma molto elegante di rimandare.
Domanda per te
“Se nessuno dovesse sapere che hai cambiato idea resteresti lo stesso?
Ascolto consigliato
Gli anni – 883
Il rischio non è sbagliare strada. È diventare molto bravə a restare nello stesso posto anche quando non sai più il perché.
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