A ciascuno il suo
- 20 Luglio 2026
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Nel mese di luglio si è concluso il torneo di Wimbledon e il suo sistema mi ha fatto pensare al mondo delle organizzazioni e del management e mi sono chiesta se l’ultra efficienza, nello sport come nelle organizzazioni, sia davvero premiante?
Wimbledon ci mostra un mondo nel quale tutto è pensato e pianificato nel minimo dettaglio: la cura del prato, il dress code, il sistema di acquisto dei biglietti, le relazioni tra giocatori, giudici, raccattapalle e pubblico. Una miriade di regole, simboli, nulla è lasciato al caso, tutto ha una storia, un senso, un significato.
Se lo usiamo come metafora per il management cosa ci può insegnare?
Ho isolato 3 elementi che mi sembrano i più pertinenti:
- Dress code: è imposto il bianco in campo e durante gli allenamenti un’esigenza di etichetta nata nell’Inghilterra vittoriana per nascondere le macchie di sudore, diventato nel tempo simbolo del torneo per garantire omogeneità visiva, mantenere la concentrazione sul gioco e valorizzare il contrasto con i campi in erba.
- Campo di gioco: l’erba viene curata maniacalmente e scientificamente (altezza millimetrica, idratazione, pendenza) durante tutto l’anno affinché nelle due settimane di gioco sia al suo meglio per permettere ai giocatori di non farsi male e di avere un campo con rimbalzi ottimali.
- Relazioni: le relazioni in campo con raccattapalle, giudici, pubblico sono misurate e formali, i raccattapalle sono quasi invisibili, il loro training è considerato il più severo al mondo.
I giudici di linea in giacca e cravatta mantengono una postura impeccabile, il coaching dalla tribuna è limitato e super regolato. Il pubblico è silenzioso e rispettoso. Le manifestazioni di tifo sono contenute e si traducono in applausi.
Dal punto di vista psicologico questo sistema produce degli effetti concreti, uno di questi è l’azzeramento del rumore di fondo, studi sulla performance aziendale dimostrano che quando l’ambiente circostante è prevedibile il cervello può dedicarsi meglio al compito. D’altro canto tutta questa struttura genera una pressione non indifferente. Si parla di performance choking (blocco sotto pressione) che può aumentare la percezione di gravità dell’errore.
Se per alcune personalità questa struttura è affascinante e sentita in sintonia, lo hanno dichiarato Pete Samparas, Roger Federer, Jannik Sinner, Martina Navratilova, Linda Noskova, per altre si trasforma in una gabbia claustrofobica, tra i vari Andre Agassi che rifiutò per diversi anni di presenziare, Ivan Lendl passato alla storia per la sua battuta “l’erba è per le mucche”, Serena William e il suo rapporto controverso con il dress code accettandolo ma al tempo stesso soffrendo di non poter usare il colore come espressione di sé, Alexander Bublik, con le sue dichiarazioni sulla forzatura psicologica che richiede il torneo e ad un livello più profondo Naomi Osaka che ha dichiarato di sentirsi intimidita e sotto esame.
Il punto allora forse è che l’ultra efficienza non sia tout court premiante, che non ci sia qualcosa che in assoluto sia meglio di altro ma che qualcosa sia meglio per l’altro.
Possiamo dire che Wimbledon sia il campo perfetto per certi atleti, così come il Roland Garros lo sia per personalità capaci di scivolare sul terreno instabile della terra battuta senza perdere il controllo. L’Australian Open lo sia per personalità dinamiche capaci di digerire fusi orari impossibili, temperature estreme e un’atmosfera da show. E l’US Open sia l’habitat ideale per i più estroversi, creativi, che sanno dare il meglio in un ambiente che celebra la spettacolarizzazione.
Trasferendo il tutto nelle organizzazioni, la sfida per i manager sta nello scegliere la miglior superficie per sé e dove possibile crearla per il proprio team permettendo a ciascuno di praticare il proprio miglior gioco.
Tips
Qui qualche breve tips per scegliere e curare la superficie del team:
- Cura tutto il tempo il campo: come insegna Wimbledon la cura del prato è scientifica sempre per rendere al massimo le due settimane del torneo.
- Usa i vantaggi dell’azzeramento del rumore di fondo: confini chiari e prevedibili puliscono il campo e fanno emergere la reale creatività nei dettagli e nella competenza.
- Preserva la giusta distanza per proteggere l’autorevolezza: i ruoli sono importanti per rendere prevedibili i processi.
- Riconosci le diverse inclinazioni del team, associando la persona giusta al contesto in cui può esprimere il suo gioco migliore.
Approfondimento
L’approfondimento passa attraverso le righe di un romanzo che racconta la sfida tra Borg e McEnroe, una finale storica e due stili di gioco e di vita molto diversi.
La grammatica del bianco. Un’estate a Wimbledon, Angelo Carotenuto, Sellerio editore Palermo
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